Mi sono trovata a chiedermi cosa è veramente cambiato (per me) vivendo in USA qualche giorno fa mi sono imbattuta per caso in questo vecchio articolo di Panorama che riprende pari pari il post di una blogger spagnola, Angie Castells. In un suo post ha redatto quelle che secondo lei sono 17 cose che cambiano per sempre quando si vive all’estero. A lato il post originale in inglese dell’autrice o a questo link trovate la traduzione di Panorama.

Vivere all’estero, le 17 cose che cambiano per sempre

Mi trovo d’accordo con il messaggio di fondo di questo post. Quando ti trasferisci in un altro paese cambiano molte cose, dire tutto è esagerato, ma sicuramente più di 17. Non mi trovo molto in sintonia invece su come sono state presentate. Questa è sicuramente l’esperienza dell’autrice del post, ma anche se cose cambiano raramente cambiano nello stesso modo per tutte le persone che si trasferiscono all’estero. Troppe varianti personali e soggettive che rendono ogni situazione unica.

Da sempre, però, sono una fan del trasferirsi in modo informato. Raccogliere quante più informazioni possibili sul nuovo paese dove si progetta di trasferirsi, sulla nuova città e cosí penso sia uno step fondamentale.

Così ho pensato, senza nessun intento a renderli un’esperienza più vera dell’altra di riportare le mie impressioni sui 17 punti evidenziati in questo nel post di Angie Castells.

Certo l’inizio è spesso entusiasmante. Ogni piccola cosa è una novità e una scoperta (e magari non sempre piacevole). Poco alla volta però l’adrenalina passa e una routine inizia a prendere forma. E direi meno male. Io sono una persona estremamente curiosa e dopo 8 anni ancora vado alla ricerca di cose nuove e se si continua a cercare ogni giorno scopri qualcosa di nuovo del tuo nuovo Paese. Ma per fortuna l’adrenalina cala, perchè dopo un po’ diventa un misto tra energia positiva e stress. Certo le prime settimane, mesi si vive in una sorta di bolla come una lunga vacanza, ma poi devi iniziarti a destreggiarti in tanti aspetti quotidiani e l’adrenalina di non sapere come funziona fare le tasse, come iscriverti a scuola, comprare casa può diventare più un’ansia e stress. non fatevi spaventare nulla di insormontabile, ma appunto le preoccupazioni quotidiane prima o poi tornano a farsi sentire

Quando si torna…(fuori) tutto è come prima

In questo aspetto mi trovo abbastanza in disaccordo. Non serve neppure rientrare per avere questa percezione. È sicuramente vero che si percepisce fortemente come le vite degli altri siano andate avanti come se nulla fosse. E in fondo è la cuore si sa che è giusto cosí non è che le vite si possono congelare. Ma se la prima reazione è che tutto sia come prima bene presto ci si rende conto che invece è tutto diverso. Alle volte sono piccole cose, magari un oggetto che non si era mosso per 20 anni ora è riposto altrove, piccole abitudini che si sono perse o che sono cambiate. Alle volte sono cambiamenti molto più grandi e percepibili che fanno sempre più sentire come quello che si è lasciato è sempre più parte di un passato e della “vita di prima”.

Mancano le parole (eppure avresti così tanto da raccontare)

Uhmm sarà che so qui a scrivere, ma a me le parole non sono mai mancate. Mi piace parlare del Texas e degli USA. Certo mi rendo conto che non con tutti si può raccontare in egual maniera o misura. Tanti in realtà non sono così interessati, magari chiedono per cortesia e altrettanti neanche quello o hanno smesso molto presto. Altri invece sono sempre curiosi di nuovi racconti. Sicuramente questo è uno degli aspetti che ha riservato tante sorprese nel rapporto con le persone. Ha riservato parecchie sorprese, la maggior parte devo dire belle, ma anche alcune delusioni (alcune abbastanza prevedibili altre che hanno fatto abbastanza male).

Angie Castells

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Capisci che, nonostante fossi spaventato tu stesso, il coraggio ha contato solo per il 10% nella decisione di partire: il restante 90% era pura voglia di farlo!

Capisci che il coraggio non basta

Io non so se serva coraggio. Io non mi sono sentita coraggiosa, nè mi sento coraggiosa oggi. Cosî come alle volte la voglia di partire non è sufficiente. Credo che sia una visione molto romantica. Le cose più importanti sono sapere di poter mettere delle basi solide, di potersi costruire una vita adeguata (almeno per le proprie aspettative e desideri).

All’improvviso ci si sente liberi

Per certi versi è vero, ma è una diversa libertà e non è una libertà totale. Vivere all’estero non vuol dire vivere senza pensieri o responsabilità. Alle volte questo senso di libertà viene a mancare. Sono tante le persone che vivono all’estero e non si sentono libere, anzi hanno sentimenti completamente opposti. Penso che più che essere portato dal vivere all’estero sia portato dalla realizzazione dei propri obiettivi e questo può essere più o meno legato al fatto di vivere all’estero. Vivere all’estero può essere uno strumento per trovare la libertà, ma non è sinonimo di sentirsi liberi. Penso che questo sia uno degli aspetti più importanti da trasmettere in modo corretto. Tante, troppe volte chi arriva ha aspettative non realistiche e si trova intrappolato in una nuova realtà che poco rispecchia i sogni e le aspettative che si erano riposte.

Non si parla più una lingua precisa

Questo per me è verissimo. Con mio marito e con le amiche che vivono qui mi rendo conto che uso un miscuglio indistinguibile che non è americano, non è italiano. Un giorno al college una compagna di classe mi chiede se può usare i miei appunti della lezione precedente “Sì certo”  le porgo il quaderno, ma realizzo subito che le sarebbero stati incomprensibili “Ah prendi appunti in Italiano, cool!” “Ehmmm non proprio” “In inglese?” “Neppure…”

Mano a mano che passa il tempo mi rendo conto che sempre più la mente, i pensieri e i dialoghi vengono compartimentati a seconda della situazioni in Italiano o in Inglese. Il problema più grande è quando ti vengono espressioni nella lingua sbagliata e non riesci a ricordare il corrispettivo. Io poi sono terribile nelle situazioni ibride.

Si impara a dire arrivederci…a divertirsi a farlo

Si deve imparare a farlo, ma non credo che si arriva al punto di divertirsi a farlo. Io almeno dopo 8 anni non ci riesco.

Si ha tutto doppio

Questo è vero soprattutto i primi tempi. Poi poco alla volte lasci andare le cose perché ti accorgi che non servono, perché vuoi semplificarti le cose

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Normale? Cos’è normale?

Adattarmi a tante situazioni nuove mi ha reso più malleabile (ok lo so molti che leggono e che mi conoscono probabilmente penseranno  a ragione che c’è ancora tanto lavoro da fare). Più aperta ad adattarmi, ma sono sempre stata una persona aperta verso la diversità degli altri. Ma questa sono io, non sempre è così. Anzi sono rimasta molto stupita di come tante persone che abbiano viaggiato, visto tanti posti e siano finiti a vivere in posti così lontani rispetto a dove sono partiti siano rimasti molto chiusi mentalmente. Tanti non sono interessati a scoprire e capire il loro nuovo paese, rimangono chiusi in una sorta di bolla con usanze, idee portate da casa e continuano in questo anche per anni.

Si diventa turisti nella propria città

Beh questo per non è un grande cambiamento. Mi è sempre piaciuto essere turista nella mia città, a Torino prima e in USA qui ora.

Si impara ad essere pazienti…e a chiedere aiuto!

Mah che si impari ad essere pazienti non lo so se è sempre vero. È vero che spesso anche le operazioni più semplici possono diventare difficili, che alle volte l’aiuto di amici locali o di persone che hanno vissuto esperienze simili in precedenza diventa fondamentale. Tanti, e io mi ritrovo fra questi, cercano di fare quanto più possibili da soli, di capire come funzionino le cose. Tanti altri invece si adagiano, non si informano correttamente o in modo limitato. Sul breve termine potrebbe non rappresentare un problema, ma spesso in questi anni ho visto tanti connazionali avere problemi non indifferenti per aver trascurato questi aspetti, non aver voluto chiedere aiuto o non aver accettato l’aiuto offerto. Qui trovate qualche consiglio se state pensando di trasferirvi in USA.

Il tempo viene scandito da piccoli momenti

Proprio il mese scorso sono stati 8 anni che sono qui. Sono volati? Sono stati 8 lunghi anni? Non lo so con certezza a riguardo ho scritto alcune considerazioni in questo post per USA coast to coast: vita e viaggi in USA.

La nostalgia colpisce quando meno te l’aspetti

Questo è proprio vero, è infida arriva inaspettata e ti coglie di sorpresa.

L’importante non è dove, ma quando e come

In questo non mi ci rispecchio. A me Torino manca moltissimo, non solo per gli affetti che sono lí, ma mi manca la città con la sua atmosfera, i suoi angoli, le tradizioni…

Semplicemente…si cambia!

Su questo non ho molto da dire. Per me è verissimo, ma anche qui non so se si può traslare a tutti questo pensiero.

Ci si sente a casa con la propria valigia

La valigia mi piace riservarla per i viaggi. Ma è bellissima la sensazione che provi quando passando dalla porta finalmente senti di “rientrare a casa”. Che poi succede con più porte in giro per il mondo ancora non ho capito se semplifica o complica le cose.

..non si torna più indietro!

Non so cosa ci riserverà il futuro a venire. Se questa affermazione sia vera per me o no. Ma no non è vero in assoluto, tanti tornano indietro. Molti felici di farlo, altri no. Un grande problema è anche chi vorrebbe tornare, ma non può. Quando prendete decisioni non fatelo con la certezza che non cambierete idea, che non vorrete mai tornare indietro. Non sempre è così, se potete costruitevi sempre un piano b.